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La ricetta antica e certificata del vero Ragù Napoletano, cosa ci va dentro e quanto deve cuocere

Piatto di ceramica artigianale con rigatoni conditi con il tradizionale ragù napoletano ricco di carne e salsa di pomodoro, servito su una tovaglia di lino beige con bicchiere di vino rosso sullo sfondo.

Mettetevi comodi e prendiamoci un caffè, perché oggi vi racconto come si fa il vero ragù napoletano, quello antico, certificato, registrato e approvato dai grandi manuali della nostra tradizione. Non quella salsina veloce che si fa in mezz’ora durante la settimana, proprio il ragù della domenica, quello che fa profumare tutto il palazzo già dalle sette del mattino.

La storia di questo piatto è bellissima: nasce addirittura nel Settecento, quando a Napoli arrivarono i cuochi francesi al servizio dei nobili. Loro facevano il ragoût, uno stufato di carne. I napoletani che in cucina hanno sempre avuto un genio unico, l’hanno preso, l’hanno fatto proprio e nell’Ottocento, con l’arrivo del pomodoro e le codifiche di Ippolito Cavalcanti nel suo celebre trattato del 1837, lo hanno trasformato nel capolavoro che conosciamo tutti.

Nel ragù napoletano ci va la cannella?

Nelle cucine aristocratiche del Settecento e dei primi dell’Ottocento (fortemente influenzate dalla tradizione francese e rinascimentale), le spezie esotiche come cannella, noce moscata e chiodi di garofano erano un simbolo di ricchezza e status sociale. Lo stufato di carne arricchito con spezie dolci veniva spesso usato per farcire timballi, crostate salate o per condire la pasta lavorata con lo zucchero o con la crema.

Per questo nei ricettari dell’Ottocento, prima che il sugo di pomodoro prendesse il sopravvento assoluto e “pulisse” la salsa rendendola squisitamente salata e concentrata, la carne da stufare (il ragù bianco o appena macchiato) veniva spesso lardellata e steccata proprio con chiodi di garofano e un pizzico di cannella o pepe per profumare il grasso di rosolatura. Inoltre, nel condimento dei timballi di maccheroni e della lasagna antica, l’uso di una spolverata di cannella o noce moscata nel ripieno era una prassi comune.

Perché oggi è scomparsa dal Ragù Napoletano?

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, il ragù napoletano ha subito una vera e propria “semplificazione popolare” e borbonica: l’arrivo e la centralità del pomodoro San Marzano e del concentrato hanno spostato l’equilibrio gustativo verso la combinazione di acidità del pomodoro, dolcezza della cipolla caramellata e sapidità dei grassi di carne (strutto e maiale).

Le spezie dolci come la cannella sono state gradualmente eliminate per lasciare spazio al sapore genuino e persistente di aglio, prezzemolo, pecorino e basilico fresco, considerati più “mediterranei” e quotidiani. Nel disciplinare del vero ragù napoletano moderno e codificato, la cannella quindi è scomparsa. Ma chi vuole provare un richiamo filologico ai ragù aristocratici dell’Ottocento può aggiungerne un pizzico o inserire un chiodo di garofano steccato nella carne delle braciole.

Ragù Napoletano, la ricetta autentica della tradizione

La ricetta storica e tradizionale del ragù napoletano, spiegata passo passo secondo i manuali antichi e le fonti ufficiali della cucina partenopea.

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Preparazione 45 minuti
Cottura 6 ore
Tempo di Riposo4 ore
Tempo totale 10 ore 45 minuti
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INGREDIENTI
  

  • 600 g di Muscolo di manzo (o geretto)
  • 500 g di 'Locena' (o Biancostato tagliato a fette grandi per braciole)
  • 400 g di tracchie di maiale (ovvero costine)
  • 300 g di gallinella di maiale (o spalla)
  • 100 g di strutto (oppure 80 ml di olio extravergine d'oliva come adattamento moderno)
  • 1 kg di cipolle ramate vecchie (affettate sottilmente)
  • 200 g doppio estratto di concentrato di pomodoro
  • 1,5 l di passata di pomodoro San Marzano DOP
  • 200 ml di vino rosso secco di Gragnano
  • 50 g di pecorino romano grattugiato (per le braciole)
  • 30 g di uvetta (per le braciole)
  • 1 spicchio di aglio (per le braciole)
  • 1 un ciuffo di prezzemolo (per le braciole)
  • 30 g di pinoli (per le braciole)
  • Basilico fresco q.b.
  • sale grosso q.b.
  • pepe nero q.b.

PROCEDIMENTO PASSO PASSO
 

  • Stendi sul tagliere le fette di locena. Farciscile con l'aglio e il prezzemolo tritati, il pecorino grattugiato, un pizzico di pepe, l'uvetta e i pinoli. Arrotolale strette e legale bene con lo spago da cucina così in cottura non si aprono.
    500 g di 'Locena', 50 g di pecorino romano grattugiato, 30 g di uvetta, 1 spicchio di aglio, 1 un ciuffo di prezzemolo, pepe nero q.b., 30 g di pinoli
  • Nella pignata di terracotta sciogli lo strutto (o scalda l'olio). Aggiungi le cipolle affettate sottili e metti subito tutti i pezzi di carne interi (muscolo, braciole, tracchie e gallinella). Fai rosolare a fuoco dolcissimo: le cipolle devono appassire lentamente e diventare trasparenti senza mai bruciare.
    600 g di Muscolo di manzo, 400 g di tracchie di maiale, 300 g di gallinella di maiale, 100 g di strutto, 1 kg di cipolle ramate vecchie
  • Quando la carne è ben sigillata e i succhi si sono ristretti, versa il vino rosso di Gragnano un po' alla volta e lascialo evaporare completamente a fiamma leggermente più vivace.
    200 ml di vino rosso secco di Gragnano
  • Aggiungi il concentrato di pomodoro a cucchiaiate. Giralo continuamente con la cucchiarella di legno per incorporarlo ai grassi della carne, finché la base non prende un bel colore bruno e lucido.
    200 g doppio estratto di concentrato di pomodoro
  • Versa la passata di pomodoro San Marzano, aggiungi un pizzico di sale e porta a sfiorare il bollore. Copri la pentola lasciando un piccolo spiraglio (metti il cucchiaio di legno sotto il coperchio) e abbassa la fiamma al minimo. Il ragù deve pippiare, cioè sobbollire lentamente e fare le bolle per almeno 5 o 6 ore. Sarà pronto quando il grasso affiorerà in superficie e il sugo diventerà scuro, denso e vellutato.
    1,5 l di passata di pomodoro San Marzano DOP, sale grosso q.b.
  • Alla fine unisci un po' di basilico fresco spezzettato con le mani per regalare un profumo ancora più mediterraneo e spegni. Lascialo riposare almeno 4/6 ore prima di gustarlo, sarà ancora più denso e corposo: buon appetito!
    Basilico fresco q.b.

CONSIGLI E VARIANTI

I Trucchi per un Ragù Perfetto
Il Segreto del Cucchiaio di Legno ('A Cucchiarella): non chiudere mai completamente la pentola con il coperchio! Inserisci il manico del cucchiaio di legno tra il bordo della pentola e il coperchio per lasciare uno spiraglio. In questo modo il vapore esce gradualmente e la salsa si addensa piano piano senza schizzare.
Il Fuoco e 'O Pippio: il vero ragù non deve mai bollire forte. Deve appena sobbollire, facendo una sola bolla per volta che emette il classico suono bofonchiante (pippiare). Se vedi che sobbolle troppo velocemente, sposta la pentola sul fuoco più piccolo della cucina e usa uno spargifiamma.
Riposo Obbligatorio: come tutti i grandi stufati della tradizione, il ragù napoletano è ancora più buono il giorno dopo! Prepararlo il sabato per la domenica permette a tutti i succhi della carne di amalgamarsi al pomodoro, regalandoti un sugo denso, lucido e indimenticabile.
Il Grasso: non rimuovere il grasso che sale in superficie durante la cottura. E' proprio quello che dona lucentezza e morbidezza al ragù. 
Calorie per singola porzione : 820kcal
Keyword ragù napoletano, ricetta antica

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📚 Fonti Ufficiali, Documenti Storici & Bibliografia Certificata

La ricetta proposta rispetta fedelmente le codifiche della tradizione gastronomica campana, i ricettari storici dell’Ottocento e i disciplinari depositati a tutela del patrimonio culinario italiano.

  • Accademia Italiana della Cucina: Ricettario Regionale e Disciplinare della Cucina Campana –

    Consultare la Scheda Ufficiale dell’Accademia
  • Ippolito Cavalcanti (Duca di Buonvicino, 1837): Cucina teorico-pratica – Il manuale storico fondamentale per la codifica della soffrittura di cipolle, dei tagli di carne partenopei e del sugo per maccheroni e timballi.
  • Jeanne Caròla Francesconi (1965): La Cucina Napoletana – Il testo sacro della gastronomia napoletana moderna, pietra di paragone per le proporzioni tra carne, cipolla e concentrato di pomodoro.
  • I.P.S.E.O.A. Ippolito Cavalcanti & Fondo Storico Gastronomico Partenopeo: Schede tecniche e archivio didattico sulla nomenclatura tradizionale dei tagli di carne campani.

Marianna Gaito

Direttore Responsabile di Buttalapasta.it con oltre 9.000 articoli food all'attivo, vivo la cucina come il mio spazio di espressione più autentico. Tra ricette della tradizione e nuove sperimentazioni, amo trasformare ingredienti semplici in piatti da raccontare e condividere.

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